La lezione di Noè Ghidoni

Che una crescita economica possa avere basi solide solo se accompagnata dalla creazione di posti di lavoro è un dato generalmente condiviso. Che un effettivo sviluppo economico e sociale debba poggiare anche sulla “qualità” del lavoro è convinzione che ancora sembra far fatica ad affermarsi.

Eppure la precarizzazione dei rapporti, la persistenza di un’alta disoccupazione giovanile, gli impieghi a bassa qualificazione, le incognite legate all’invecchiamento demografico, l’acuirsi del divario Nord-Sud sono problemi che rischiano di accompagnarci per molto tempo.

Il binomio inscindibile «sviluppo economico-qualità del lavoro» è una delle tante battaglie che ha caratterizzato l’azione di Noè Ghidoni, scomparso 4 anni fa, a lungo presidente provinciale e poi presidente regionale e vicepresidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori.

Sosteneva Ghidoni: «Non ci basta che ci sia qualche piccolo segnale di ripresa economica – che potrebbe essere fittizia lasciando irrisolti molti problemi strutturali – considerando che molti osservatori segnalano il rischio più che reale che la crisi diventi stabile e continua, in particolare proprio per ciò che riguarda il lavoro». Egli allargava la prospettiva del termine “sviluppo”, ossia «tutto ciò che riguarda la persona, la sua vita, il suo benessere, quello delle famiglie e delle comunità; non è un “indicatore”: è vita reale, dolore e gioia».

Per questo «non possiamo illuderci che basti qualche momento favorevole in economia per invertire una tendenza negativa che, invece, ha le sue radici nella crisi etica, morale, sociale che la società nel suo complesso attraversa».

Fra i vari nodi problematici del nostro tempo, Ghidoni evidenziava quello della democrazia, e in particolare della rappresentanza: «chi raccoglie, concretizza, attua le istanze delle persone? A chi tocca? Ecco allora la riflessione della modalità di presenza nell’ambito pubblico che non può essere riservata al solo strumento-partito».

È questa convinzione di fondo che ha animato l’intensa azione di Noè Ghidoni: basti ricordare le battaglie per la dignità dei lavoratori e la centralità della famiglia (condusse in prima persona la campagna «La domenica è festa», a favore del riposo festivo), il suo impegno per un’esigente formazione sociale dei giovani, con le edizioni della Summer School in collaborazione con l’Università Cattolica del S. Cuore.

Senza dimenticare il suo importante apporto ai seminari interassociativi, l’attenzione all’attività del patronato e dei servizi a favore soprattutto dei più deboli.

Nell’accomiatarsi dall’esperienza di presidente provinciale, Ghidoni evidenziava lo stile che aveva caratterizzato la sua azione: «abbiamo tentato di affermare insieme non solo una ‘sigla’: piuttosto dei principi, valori, contenuti, cercando i possibili percorsi di attuazione. Ci sembra di averlo fatto in punta di piedi, senza urlare o sbraitare, ma con la decisione resa necessaria da quella responsabilità di cristiani laici che ci sentiamo di assumere in un mondo che esige testimoni sempre più credibili».

Le testimonianze raccolte dal Ce.Doc., in un volume in uscita nei prossimi mesi, fanno emergere la personalità di un credente fortemente teso alla promozione di un “nuovo umanesimo” del lavoro.

I suoi riferimenti, Noè li aveva tracciati in un intervento pubblico, ancora oggi di grande attualità: «Lavoro, famiglia, persona al centro, partecipazione, giustizia sociale sono questioni che abbiamo davanti a noi tali e quali, anzi con una situazione ulteriormente peggiorata, che ancor più decisamente va posta all’attenzione dell’opinione pubblica e di chi deve decidere il futuro di questo Paese».