In queste settimane ho condiviso le preoccupazioni dei sindaci e delle associazioni agricole della Bassa bresciana in merito alla ventilata revisione dei distretti veterinari. La Bassa e media pianura bresciana dal punto di vista agro-zootecnico, per numero e per dimensioni della filiera agroalimentare, rappresenta la zona a più alta densità agro-zootecnica della nostra regione e dell’intera Europa, essendo caratterizzata da allevamenti moderni, di tipo intensivo, che molto hanno investito in efficienza, anche con il concreto aiuto del piano di sviluppo rurale di Regione Lombardia.

Ecco quanto scrivono i sindaci nel loro appello: “Ci risulta del tutto incomprensibile per quali ragioni, in evidente violazione della legge regionale n. l5 del 29 giugno 2016 di recente istituzione, che correttamente parametra il numero di Distretti Veterinari in base alle strutture agro-zootecniche presenti, il territorio bresciano venga lasciato inspiegabilmente sguarnito di strutture veterinarie, nonostante una massiva presenza di oltre 8200 allevamenti, quando proprio nella vicina ATS della Val-Padana vengono invece attivati ben 6 distretti di Medicina Veterinaria a fronte di una consistenza di 7400 allevamenti. Non si capisce quali siano le motivazioni di queste scelte così contraddittorie, visti i numeri ed i parametri sul campo, decisamente prevalenti nei territori dell’ATS di Brescia, rispetto al resto della Lombardia.
Riteniamo la proposta, originalmente prevista nel POAS dell’ATS di riduzione a soli TRE Distretti Veterinari, totalmente immotivata e irricevibile. Riteniamo la successiva introduzione temporanea di un quarto distretto definito “sperimentale” nel territorio dell’ex distretto di LENO, privo di una struttura articolata come quella degli altri distretti, del tutto inadeguata ed in evidente contrasto sia con lo spirito che con gli obbiettivi e con la lettera della legge regionale n. l5 del 29 giugno 2016, nonché con le reali esigenze produttive e di sicurezza alimentare del nostro territorio.
La scelta poi di creare un Distretto Veterinario “sperimentale” proprio nel territorio dell’ex Distretto di Leno, dove fin dal dopoguerra era stata istituita la più importante Condotta Veterinaria della Bassa bresciana, che è divenuta poi l’attuale distretto, appare fuori da ogni comprensibile logica, anche e soprattutto in termini di “sperimentalità”: definire sperimentale un distretto che esiste da sempre, è attivo e strutturato, sembra un espediente di difficile comprensione e privo di qualunque sostenibilità tecnica. A meno che per “sperimentale” non si voglia intendere la scelta, come è indicato nel POAS, di destrutturare il distretto, riducendone le strutture di erogazione dei servizi e dei controlli ad un’unica unità, definita “della produzione primaria”, a fronte delle normali tre strutture di erogazione del servizio, rispettivamente di Sanità Animale, Igiene degli Alimenti e dell’Igiene Zootecnica, che si continuano a prevedere negli altri distretti.
In merito all’opportunità di operare queste riduzioni, proprio nel Distretto di LENO, caso unico in tutta la Regione Lombardia, abbiamo molto da eccepire, soprattutto alla luce dei recenti fatti di cronaca che hanno interessato, in particolare, proprio l’area dell’Igiene degli Alimenti e del Benessere Animale di quel distretto. Ma la scelta appare ancora più incomprensibile se si considera che il distretto di Leno è quello con il carico di animali, allevamenti e impianti più grande di tutta l’ATS.
Alla luce di quanto sopra esposto chiediamo che venga prevista una struttura identica in tutti i distretti veterinari dell’ATS di Brescia e che venga quindi modificato il “distretto sperimentale” di LENO, in un distretto di normale istituzione, con l’erogazione cioè dei servizi nelle tre aree di Sanità Animale, Igiene degli Alimenti e di Igiene degli Allevamenti”.