Ecco il testo di un mio breve intervento sul “Giornale di Brescia” di oggi.

Scarica il link di “I giovani nel dibattito culturale”, in “Giornale di Brescia” del 31 gennaio 2019.

Non sappiamo ancora se la sfida per il riconoscimento di Brescia quale capitale italiana della cultura 2022 sarà vinta. In ogni caso questa sfida costituisce sicuramente una preziosa occasione sia per mettere in circolo la ricchezza delle proposte culturali della città che per rileggere sotto questa prospettiva la storia del secolo appena trascorso.
Guardando ad essa scopriamo che, anche nel secolo che ha visto lo sviluppo e l’affermazione della Brescia “capitale del tondino” e centro industriale di primo livello non solo in Italia ma anche in Europa, i dibattiti sul ruolo e le prospettive di una città che intende coniugare sviluppo economico e fermento culturale non mancavano. E protagonisti ne erano soprattutto i giovani.
Anche solo rifacendoci al mondo cattolico e ad un anniversario celebrato qualche giorno fa, quello del centenario del celebre appello “Ai liberi e forti” di don Sturzo, si può osservare come in un’Italia ancora percorsa dalle ferite della Grande Guerra un ruolo decisivo per la rapida diffusione nella realtà bresciana del programma e delle proposte del nuovo partito politico venne in modo particolare dagli studenti del periodico “La Fionda” e dai giovani appartenenti al sindacato.
È interessante anche ricordare che quarant’anni dopo, nel 1959, proprio negli stessi giorni di fine gennaio, un gruppo di giovani professionisti, dei quali faceva parte anche Cesare Trebeschi, futuro sindaco della città, promuovevano un programma di incontri, che si sarebbero poi tenuti in primavera a Brescia, centrati sul confronto con noti intellettuali italiani di varie tendenze e animati da uno spirito di dialogo teso alla comprensione dei mutamenti in atto nella società: in poche settimane sarebbero venuti a Brescia, tra gli altri, Norberto Bobbio, Arturo Carlo Jemolo, Eugenio Garin.
La vivacità del protagonismo giovanile bresciano coinvolse anche il mondo associativo, ricordiamo in particolare la rivista “Realtà Giovanile” dell’Azione Cattolica, diretta dal trentenne Mario Cattaneo, su cui erano dibattuti i temi della condizione giovanile, soprattutto studentesca e operaia.
Insomma, percorsi culturali non fini a se stessi, ma concretamente indirizzati ad analizzare criticamente le conseguenze, soprattutto in ambito sociale, che accompagnavano in quegli anni lo sviluppo impetuoso dell’industria e il conseguente “boom economico” (un’altra rivista, attenta alle dinamiche del mondo del lavoro, fu “Battaglie sociali”, nata proprio nel 1959 in seno alle Acli e diretta dal quarantenne Mario Faini).
Da anni Brescia si è indirizzata verso il cosiddetto “terziario avanzato” e si parla di “industria 4.0”, la nostra storia industriale e la nostra cultura del lavoro saranno raccontate nel Musil, un museo aperto alla Brescia del futuro: una sfida che non potrà non avere, anche questa volta, come protagonisti i giovani.