Scarica il link di “La passione educativa di Beppe Mattei”, in “Giornale di Brescia” del 17 febbraio 2019.

«Ho sempre voluto bene ai miei alunni, a quelli dotati e intelligenti che ho invitato a ringraziare il Signore per i doni ricevuti ma anche, e forse soprattutto, a quelli che più hanno incontrato difficoltà perché la vita è stata con loro meno generosa. Ho voluto bene ai miei alunni e loro mi hanno dimostrato affetto e condivisione. Con loro ho dibattuto idee attinenti al senso della vita (e scusate se è poco), con loro ho condiviso momenti di festa e di gioia vivendo viaggi che hanno aperto nuovi orizzonti».

Così il prof. Giuseppe Mattei salutava alunni e colleghi in occasione del suo pensionamento dopo 35 anni di docenza.

Il 18 febbraio Mattei, scomparso nel dicembre 2012, compirebbe 70 anni.

Egli ha fatto parte di quella schiera di educatori, di cui la nostra provincia è ancora ricca, che hanno incarnato passione educativa e apertura internazionale.

Giustamente mons. Gabriele Filippini ha osservato: «Per lui l’educazione era quella insegnata dai grandi pedagogisti cristiani: educare come “educere”: condurre fuori, all’aperto, alla libertà. Per lui formazione umana e cristiana andavano di pari passo, in sintonia e armonia e il sentire “universale” doveva essere irrinunciabile. A Brescia rimarranno memorabili gli scambi culturali con studenti di altri continenti. In queste iniziative metteva tutto se stesso».

I suoi scritti, che il Ce.Doc. ha raccolto e pubblicato qualche anno fa (Giuseppe Mattei. Testimonianze e scritti), riflettono il fecondo impegno di Beppe nelle diverse istituzioni da lui frequentate (oltre la scuola, la Fondazione Tovini, la Famiglia Universitaria, il Ce.Doc., l’associazionismo a partire dall’Azione Cattolica) ed esemplificano in modo chiaro e rigoroso le costanti del suo pensare e del suo agire: l’attenzione al bambino e al ragazzo, la centralità della famiglia e della scuola, la responsabilità dei laici nella mediazione tra Vangelo, cultura e società, l’importanza dell’impegno civico, la virtù del rispetto, la questione ecologica e della casa e ancora l’educazione dei giovani, il rapporto tra gli adolescenti e la religione e tra la globalizzazione e la cooperazione internazionale.

Dai suoi testi emerge il tratto preciso di un laico cristiano autentico, che, memore della grande lezione conciliare, ha testimoniato con il pensiero e con l’azione – da vera «sentinella del mattino» – la fede, la speranza e la carità che danno senso alla vita.

Confessava Mattei: «Non insegnerò più quella strana non-materia che si chiama religione e che ritengo oggi più che mai necessaria per coltivare orizzonti di senso nei ragazzi ma, come avrete capito, non fuggo dalla scuola, non vivo affatto questa fase della mia vita come liberazione ma come nostalgia di un tempo bello, abitato da tante persone, arricchente sul piano culturale, umano e perfino spirituale. A tanti, a tutti devo il mio grazie riconoscente».

In verità, è la città che ancora oggi, a poco più di sei anni dalla sua scomparsa, deve un grazie a Beppe Mattei.