Scarica il link di “Livia Feroldi, ‘creò’ l’assistente sociale”, in “Giornale di Brescia” del 23 febbraio 2019.

Domenica 24 febbraio presso Casa Feroldi a Mompiano verrà commemorata Livia Feroldi nel 22° anniversario della morte. Un omaggio ad una donna che ha dato tanto alla nostra città.

Feroldi apparteneva a quella generazione di donne che, formatesi nei primi decenni del Novecento e avendo conosciuto le tragedie della seconda guerra mondiale, negli anni immediatamente successivi si sono impegnate con passione e intelligenza nella faticosa opera di ricostruzione del tessuto sociale delle nostre comunità.

Nata nel 1907, Livia si era dedicata fin da giovane all’impegno sociale, prima come crocerossina sulle navi ospedale e poi, nei mesi più duri della guerra e della ripresa post-bellica, collaborando attivamente con il Vescovo Tredici e il suo segretario don Pietrobelli nella Caritas.

Nel 1948, quando Boni si insediava come sindaco della città, Livia Feroldi entrava a far parte del Consiglio comunale. Tre anni dopo sarebbe diventata assessore all’assistenza, incarico che mantenne fino al 1970.

In questa sua funzione ebbe modo di mettere a disposizione della cittadinanza le sue capacità organizzative e la sua attitudine all’ascolto e all’empatia, soprattutto nei confronti di chi più aveva bisogno, con un’attenzione particolare alle necessità emergenti.

La dottoressa Mariarosa Inzoli, un’altra donna in prima linea nel campo medico e umanitario, scomparsa nel maggio 2017, ha scritto che «a Livia Feroldi, donna di grande sensibilità e intuito, si devono riconoscere alcune scelte innovative, quali l’assunzione in Comune delle prime assistenti sociali e la programmazione dell’assistenza domiciliare agli anziani; passaggi importanti che hanno contribuito a superare il concetto di assistenza limitata alla sola istituzionalizzazione».

«Noi assistenti sociali – testimoniò Rosanna Micheletti, la prima assistente sociale del Comune – avevamo il compito di predisporre una relazione dettagliata per ogni singolo caso per poi presentare all’assessore un’analisi completa della situazione». La Feroldi promosse negli anni Sessanta una pionieristica ricerca sulla condizione degli anziani in casa, recandosi spesso di persona ad incontrare coloro che vivevano in condizioni di povertà. Oltre agli anziani, un altro suo campo di azione riguardava i minori. Confessava la Feroldi: «Non ho rimpianti per quello che ho fatto, posso dire di non aver mai perso tempo e la mancanza di una mia famiglia è stata compensata abbondantemente da tutti i figli che ho trovato nel corso della mia esistenza».

Conclusa l’esperienza amministrativa, non si fermò il suo impegno sociale: insieme al dottor Corrado Luzzago e ad altri medici la sua azione fu decisiva per l’apertura e i primi passi del Centro “Federico Balestrieri” volto all’assistenza agli anziani del centro storico.

Quando, ad un anno dalla morte, la Commissione pari opportunità del Comune le intitolò il concorso per tesi di laurea sulla condizione femminile, il sindaco Martinazzoli osservò come «ricordare Livia Feroldi è un gesto dovuto, in modo particolare in questo palazzo che ha visto la gran parte della sua attività amministrativa, secondo un’attitudine coerente, un sentimento di fedeltà e di responsabilità assunta verso la città».