“In una società come la nostra, in occasione della Pasqua, è doveroso che si parli di speranza. Ma dovrebbe essere doveroso parlarne con idee e in termini che evitino anche l’ombra della retorica. Nella speranza suscitata dai fatti pasquali non si trova nulla che si presti all’artificio letterario, almeno per coloro che la Pasqua non hanno ridotto alla dimensione del mito, o a pretesto – uno dei tanti – per agitarsi, muoversi, consumare.

Nella speranza pasquale è intrinseca la croce, ossa la sofferenza, la morte. Non si trova speranza che non costi. Questo è un primo, fondamentale elemento che costituisce a speranza e che dovrebbe immunizzarci dalla retorica. Nulla di quanto l’umanità ha conquistato di nobile e di grande è stato ottenuto senza pagare il costo della sofferenza. Nella speranza pasquale la morte viene addirittura considerata il prezzo della vita. Come non pensare a quanto sono costati, lungo i millenni, la libertà, i diritti dell’uomo, la giustizia?

C’è un secondo elemento decisivo: la solidarietà. La speranza annunciata a Pasqua non è individualistica e, tanto meno, intimistica. È una realtà che riguarda l’umanità nel suo insieme e nella globalità della sua vicenda storica. Coinvolta tutta nella degradazione e schiavitù morale del ‘peccato’, è pure tutta coinvolta nella speranza di poterne uscire e salvarsi. Questa, per i credenti, è una verità essenziale. Ma lo può essere anche in una prospettiva soltanto umana. Non c’è speranza senza coscienza dei legami che uniscono gli uni agli altri nella comune esperienza storica”

(Enzo Giammancheri, Pasqua per sperare, Ce.Doc., Brescia 2008)

Un caro augurio di Buona Pasqua