In queste settimane stanno entrando nel vivo i cambiamenti introdotti dalla riforma sanitaria. Entro fine anno i lombardi colpiti da una o più malattie croniche dovranno indicare chi gli fornirà assistenza sanitaria tra il proprio medico di medicina generale o uno specialista che lavora all’interno di strutture sanitarie pubbliche o accreditate.

La Giunta regionale lombarda ha varato nelle scorse settimane un’importante delibera per la costituzione della rete di strutture che si candideranno a prendere in carico i pazienti cronici nei prossimi mesi, dando inizio alla seconda fase dell’attuazione della riforma sociosanitaria.
Il nuovo modello coinvolgerà all’inizio 150.000 pazienti cronici, ma progressivamente si estenderà a una popolazione che oggi sfiora i 3 milioni di persone. Per loro il sistema sociosanitario regionale prevede una piccola rivoluzione, centrata su un’organizzazione nella quale il paziente venga costantemente accompagnato e affiancato nel piano di cura, integrando e pianificando tutte le prestazioni di cui avrà bisogno e creando presidi sul territorio in grado di garantire, ad esempio, la riabilitazione e il monitoraggio dopo le dimissioni, sia a domicilio che in strutture dedicate.

Si tratta di un passaggio complesso. Purtroppo anche in questo caso la Giunta ha proceduto senza un confronto approfondito con il Consiglio; a mio parere una decisione così importante andava sperimentata prima su numeri contenuti di pazienti, prima di coinvolgere centinaia di migliaia di persone, con il rischio di disfunzioni nel servizio di accompagnamento dei malati cronici.

Ecco il testo della delibera n. 6164 dello scorso 30 gennaio “Governo della domanda: avvio della presa in carico di pazienti cronici e fragili“.

Qui invece c’è il link alla delibera n. 6551 del 4 maggio “Riordino della rete di offerta e modalità di presa in carico dei pazienti cronici e/o fragili“.