E’ stata ‘finalmente’ fissata da Maroni al 22 ottobre la data per il referendum “sull’autonomia”, di cui parla da quasi tre anni. Serve che ora il “Governatore” espliciti su quali materie intende chiedere più autonomia, considerando peraltro che l’Aula l’aveva già impegnato in tal senso il 17 febbraio 2015, contestualmente al voto sull’indizione del referendum. Senza che mai, in oltre due anni, si sia visto qualcosa di concreto al riguardo. Tra l’altro, avviando fin da subito una trattativa istituzionale (previsto al 3° comma, art. 116 della Costituzione), si risparmierebbero 46 milioni di euro.

Il Patto Civico ha depositato una mozione (Moz. 814) affinché si dia corso rapidamente a quanto già disposto a suo tempo da un ordine del giorno a firma del cons. Galli, predisponendo quindi un documento di indirizzo.
Il capogruppo Bruni ha dichiarato: “Sia che Maroni faccia una sensata marcia indietro accogliendo la disponibilità del Governo per l’apertura di un tavolo, sia che si ostini nella sua tanto inutile quanto costosa operazione di propaganda, non può sottrarsi dal chiarire quali siano contenuti e obiettivi delle istanze autonomiste di Regione Lombardia.
Chiediamo perciò che all’Aula sia presentato un progetto completo, con l’indicazione dettagliata delle materie e delle particolari sfere di autonomia che si intendono contrattare con lo Stato”.

Il rischio, altrimenti, è che il referendm sia solo propaganda.

Il 3 maggio la maggioranza ha affossato con 30 voti contrari la mozione presentata dal Patto Civico e discussa in Aula. Il capogruppo Bruni ha dichiarato: “La sfida del riordino territoriale è ancora aperta e il processo ha bisogno di ripartire con un’ampia discussione. Il governatore si era impegnato in tal senso un anno fa istituendo un comitato per le riforme e attivando tavoli provinciali che poi si sono fermati. Da qui la nostra richiesta di tornare a occuparsi dell’argomento. Ma il centrodestra preferisce abdicare alle proprie responsabilità e buttarla in politica politicante, lasciando così irrisolti i tanti problemi legati alla sovrapposizione di competenze e alla confusione dei livelli di governo. Una scelta che lascia esterrefatti oltre che delusi”.