Il 31 agosto di cinque anni fa ci lasciava uno dei profeti del nostro tempo: Carlo Maria Martini.
Oltre ad essere stato un uomo di grande cultura biblica e teologica, fu anche uomo del dialogo tra le religioni, a cominciare dall’ebraismo.
Nominato arcivescovo di Milano da papa Giovanni Paolo II, venne da lui consacrato nella basilica di San Pietro il 6 gennaio 1980. Il 10 febbraio 1980 fece l’ingresso a piedi nella diocesi ambrosiana, dicendo “Vengo da lontano, come Paolo, con titubanza”.
Il 2 febbraio 1983 papa Giovanni Paolo II lo creò cardinale. In uno dei suoi primi atti Martini, visitò il gruppo di terroristi detenuti nel carcere milanese di San Vittore iniziando un dialogo con coloro che intendevano dissociarsi o pentirsi della loro scelta. Sempre nel 1983 fu scelto come interlocutore dai militanti di Prima Linea in una “conferenza di organizzazione” che si tenne nel carcere Le Vallette di Torino, dove erano concentrati la gran parte degli imputati del “maxiprocesso” che era in corso contro l’organizzazione, che decisero di far consegnare proprio all’arcivescovo Carlo Maria Martini le armi ancora in disponibilità dei piellini rimasti liberi. Il 13 giugno 1984 uno sconosciuto si presentò nell’arcivescovado di Milano al segretario di Martini e abbandonò sul tavolo tre borse da tennis contenenti le ultime armi dell’organizzazione terroristica.
Nel 1986 divenne presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa, carica che manterrà fino al 1993. Nel 1987 avviò nell’arcidiocesi l’iniziativa, conclusasi nel 2002, della Cattedra dei non credenti, occasione di incontro e di dialogo tra cristiani e non credenti, rivolta nelle intenzioni di Martini a tutti i “pensanti” senza distinzione di credo.
Nel tradizionale Discorso alla Città del giorno di Sant’Ambrogio del 1990 stupì tutti i presenti dedicando tutto l’intervento al tema civile e spirituale del rapporto tra “i milanesi e l’Islam”. Raccomandò alla comunità civile in vista di una necessaria “integrabilità” di trasmettere con forza ai nuovi venuti la consapevolezza di non potersi appellare ai principi della legge islamica per ottenere spazi e prerogative giuridiche specifiche in un regime di laicità, sollecitando l’accoglienza e il dialogo.
Il 4 novembre 1993 Martini convocò il 47º sinodo diocesano di Milano, che si concluse nel 1995.
Nel 1997 presiedette le celebrazioni del sedicesimo centenario della morte di Sant’Ambrogio, patrono dell’arcidiocesi di Milano. Nell’ottobre del 1999 partecipò come membro al sinodo dei vescovi europei. Proprio a questo sinodo evocò “il sogno di una Chiesa giovane” e propose la creazione di un nuovo concilio per discutere sui problemi più spinosi, tra cui la posizione delle donne nella società e nella Chiesa.
L’11 luglio 2002 vennero accettate dal papa le dimissioni per sopraggiunti limiti di età, presentate secondo le norme del Codice di diritto canonico al compimento dei 75 anni.

Papa Francesco ha detto: “L’eredità che ci ha lasciato il card. Martini è un dono prezioso. Uomini e donne di fede diverse hanno trovato e continuano a trovare incoraggiamento e luce nelle sue riflessioni“.
Fra le tante frasi di Martini, questa mi sembra riassumere lo stile della sua azione:
Ho cercato sinceramente di ascoltare la storia, gli eventi, le persone, tutti voi che incrociavo nel mio cammino“.